Il FRANCOTIRATORE

spari sull'indifferenza

Storia di un linciaggio mediatico.

Oggi ci è arrivata la notizia della morte di Vittorio Arrigoni, al dolore per la morte di una persona che si è messa in gioco in prima persona per combattere le ingiustizie, si aggiunge lo sdegno per una questione, che con Vittorio ha a che fare solo in maniera marginale: un legame di amicizia fra i due protagonisti involontari di vicende cupe e tristi, un impegno intellettuale comune in difesa delle genti palestinesi, l’una uccisa vigliaccamente con modalità e rivendicazioni che lasciano aperti molti interrogativi e l’altra fatta oggetto di particolari attenzioni volte a screditarla a causa delle sue idee.
Della prima triste storia si sentirà parlare molto in questi giorni, con la solita prassi della mercificazione della notizia, con i soliti sciacalli al lavoro e poche risposte serie sui perché di una morte a 36 anni, è per questo che non voglio parlarne. La seconda invece ci offre uno spaccato ideale sulle meccaniche di un sistema mediatico tarlato, trasformato in un apparato di propaganda funzionale alle priorità dei potenti.

Ho già avuto modo di menzionare come “Repubblica” affronta le notizie scomode in questo post, ma continuo ad averne conferma quotidianamente, sopratutto quando mi trovo davanti ad articoli come quello del “dott. Pasqua” che in uno scanzonato e autorevole intervento del 14 aprile, dal titolo “La prof. negazionista del Manzoni: Basta col mito dell’olocausto!”, ci dava saggio della pochezza morale con la quale ci si “dovrebbe” comportare vestendo i pani di un giornalista accreditato.
Cloro , è questo il nick della professoressa in questione, non è una giornalista, l’unico modo che ha per discutere delle proprie idee è un blog, dove una ristretta cerchia di amici si confronta su tematiche importanti e spigolose, spesso in termini “non graditi” a qualcuno. I blog, come è noto, sono dei libri aperti per tutti gli occhi, è non è raro che a leggerli ci capiti qualcuno particolarmente sensibile (moralmente o materialmente) agli argomenti trattati, fatto sta che, a quanto pare, il giornalaio di pasqua, ha trovato così irriverenti i contenuti del blog di Cloro da dichiararli, a nome di tutti e senza nessun ragionevole dubbio, di matrice inequivocabilmente negazionista. Lo scandalo è servito.
Ho letto attentamente la risposta di Cloro, sul suo blog, non certo su un periodico di fama internazionale (che dio ci salvi) come Repubblica, e il profondo sdegno che ho provato ha trovato il giusto eco nelle sue parole.
L’inclinazione anti-sionista della professoressa è stata condannata, e la punizione messa in atto con la più vile delle procedure, quella del linciaggio mediatico, proprio di quell’elite che, con la realtà, proprio non vuole fare i conti, preferendo trincerarsi dietro il tentativo, fin troppe volte riuscito, di manipolarla.
Nell’articolo di Marco Pasqua, ci sono riferimenti a frasi decontestualizzate tratte dal blog, con improbabili parallelismi con l’affaire Faurisson e conclusioni che troppo facilmente si tenta di imporre come verità assolute.
Cloro è una persona con idee pericolose, sembra sentenziare il giornalista, ed è per questo che non dovrebbe occupare una posizione “delicata” come quella dell’insegnante, e non importa sapere come lei svolga il suo lavoro, non importa valutare la dedizione con la quale insegna e che, magari, le impone anche di parlare con i suoi alunni di temi complessi come la questione del conflitto Israelo-Palestinese.

Oggi ho avuto l’ennesima conferma di come sia squallida la realtà che ci circonda, del risibile spessore morale e intellettuale degli attori di questa grossa fiction, applaudita da un pubblico che fa troppa fatica a pensare, con la coscienza imbavagliata dal benessere apparente dei consumi.
Solidarietà a Cloro, sebbene non abbia mai avuto l’onore di conoscerla.

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Le falsità di “Repubblica”- storia di un servilismo a tempo indeterminato.

In questo link, troviamo la dimostrazione di come la propaganda di regime riesca ad asservire qualsiasi quotidiano di una certa rilevanza (sicuramente non MORALE). Leggere il commento al lato del filmato (ovviamente non c’è firma dell’autore) dovrebbe suscitare in ogni persona capace di ragionare con il proprio cervello, e di informarsi, una profonda indignazione.

In primo luogo ritengo fazioso e opinabile, definire le FARC come gruppo terroristico, visto che ne l’ONU ne la stragrande maggioranza dei paesi dell’america latina li definisce tali. Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia sono un GRUPPO GUERRIGLIERO, anzi il più longevo gruppo guerrigliero del pianeta.

Al di la dell’opinione che ognuno di noi possa avere riguardo alla questione colombiana, credo che sia necessario perlomeno INFORMARSI, prima di esprimere una qualunque rispettabile opinione, qualcosa che vada oltre le dichiarazioni di una testata giornalistica che afferma che le famiglie che abitano le zone rurali della Colombia “in molti casi” sono costrette a dare un figlio alla guerriglia, che è qualcosa che ha lo stesso spirito del più famoso “..i comunisti mangiano i bambini.”

Qualsiasi persona capace di avere un etica pretenderebbe, da un quotidiano serio (cosa che sempre più evidentemente “Repubblica” NON è!), un analisi seria e approfondita su una questione del genere, qualcosa che ci spieghi perchè il 60% degli omicidi di sindacalisti nel mondo avviene in Colombia, del perchè la quasi totalità di questi non sembra avere colpevoli per la giustizia colombiana,  che si affretta invece a definire criminale e a trattarlo come tale, un dissidente come Manuel Olate Cèspedes. Appellandosi ad un dovere di informazione, che più che un obbligo sembra essere diventato un miraggio per gli organi di stampa, Repubblica dovrebbe uscire dal silenzio imposto e informare la gente su come, da troppo tempo, il governo colombiano opera in maniera illegale e repressiva nei confronti di un popolo dissanguato dalle multinazionali e dai sporchi affari nordamericani, non disdegnando operazioni militari come quella di Sucumbìos, attuate nella piena violazione di tutte le convenzioni internazionali che regolano i conflitti. Ma forse per questi sedicenti giornalisti è più semplice chinare la testa, partecipare a campagne di diffamazione come quelle che proclamano i rapporti fra le FARC e il narcotraffico (salvo poi tralasciare che il comandante della polizia giudiziaria Colombiana viene arrestato perchè trovato in possesso di 100 kg di cocaina), o evitare di spiegare perchè, dal 1964, una forza ribelle perseguitata dai governi filostatunitensi, isolata mediaticamente, senza risorse, riesca a sopravvivere e a continuare la propria lotta, ma lo capiamo benissimo che stride troppo ammettere che abbiano il supporto di quelle popolazioni delle zone rurali che il mondo civile vuole dimenticare troppo in fretta.
Ogni giorno è sempre più chiaro a tutti come, anche giornali come questo, abbiano l’unico compito di indirizzare i pensieri della gente verso posizioni “in linea” con il pensiero dominante.

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