Il FRANCOTIRATORE

spari sull'indifferenza

Il prezzo del dissenso.

Cerco di fare quello che posso, nel mio piccolo spazio. Su di un blog non è semplice lavorare, perlomeno non lo è per me, ma quando ti senti bruciare dentro, queste pagine diventano le tue migliori amiche.
Oggi mi piacerebbe parlare di un altro uomo coraggioso, che ha scelto di vivere la sua vita nel paese che amo di più al mondo: il Messico.
Questa volta la proverbiale ospitalità messicana sembra essere venuta meno, cancellando tutto di un colpo la tradizione fatta di asili politici e accoglienza verso gli stranieri (non solo portatori di soldi)  propria di quella terra. Giovanni Proiettis è un giornalista italiano, che vive legalmente da quelle parti da circa 16 anni, lavora come professore ed è impegnato in un progetto di eco-turismo nella cittadina di Venustiano Carranza in Chiapas, le sue attività sembrano non essere particolarmente gradite a qualcuno, in particolar modo ad alcuni esponenti del PRD come il governatore Juán Sabines. Quattro mesi fa il governo fece un primo, timido tentativo di liberarsi di questa persona scomoda agli interessi di alcuni soggetti, decretando un espulsione dal paese per poi tornare sui suoi passi (con tanto di scuse e giustificazioni ridicole) una volta appurato che non era il caso di farla così “sporca”. Ma forse qualcuno ha continuato a fare pressioni, fino al punto in cui, alcuni giorni fa, le autorità dell’Istituto Nacional de Migracion, lo hanno praticamente sequestrato, privato dei propri diritti e senza nessun motivo imbarcato a forza su di un aereo diretto a Roma. Inutile l’ordinanza di un giudice di Tuxtla in favore del giornalista che ne impediva di fatto la deportazione, è arrivata alle autorità due ore dopo ce Gianni (così lo chiamano gli amici) era stato imbarcato sull’aereo.  L’ennesima ingiustizia è stata perpetrata nei confronti di un uomo “degno” che con il suo lavoro e il suo impegno ha dato voce agli oppressi (come l’intervista al padre del leader sindacale Mariano Abarca, assassinato nel novembre 2009, tanto scomoda alla multinazionale mineraria Blackfire Exploration), ma non possiamo voltarci dall’altra parte, disillusi o pigri, con il timore di non poter far niente, nel nostro piccolo spazio abbiamo il dovere morale di dare eco a quella moltitudine di voci di dissenso che non vogliono smettere di esistere.

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