Il FRANCOTIRATORE

spari sull'indifferenza

La memoria degli infedeli.

Oggi é stato il giorno del ricordo, quello di un ragazzo di 20 anni assassinato da uno stato repressivo. Oggi é stato il giorno della sua memoria, nessuna grande manifestazione, nessun riconoscimento e nessun titolo di giornale. Oggi lo abbiamo ricordato noi, vecchi e nuovi, fra le indifferenze e le calunnie dei borghesi benpensanti.
Ancora oggi dopo undici anni quel maledetto pomeriggio rimane immerso in una nebbia di bugie e ignoranza, dalle cariche ingustificate dei carabinieri su un corteo autorizzato e (fino a quel momento) pacifico, alle teorie dei sassi che deviano proiettili, tutto fino ad arrivare allo scempio di un corpo, forse ancora vivo, nel tentativo di fabricare l’ennesima menzogna: la pietra assassina di un compagno. Tutto é ancora senza un perché che ci faccia respirare. Tante teorie e una veritá semplice, scomoda, che sta li, sotto gli occhi di tutti, guardata con diffidenza dai complici piú corrotti di questi crimini, gli indifferenti. Ma sebbene il dramma dell’indifferenza altrui sia qualcosa con la quale ci siamo abituati a vivere, fa male vedere ancora le ignoranti e ipocrite sentenze della maggior parte della gente comune e immagino quanto quelle parole possano far male ai genitori di Carlo, gente mite e coraggiosa, sempre e comunque fedele all’amore per un figlio che sapevano essere nel giusto.
E allora continuiamo cosí, ricordando Carlo per quello che era, non un martire, non un criminale, ma un ragazzo come tanti, pieno di speranze e voglia di vivere. Continueremo a ricordarlo consapevoli di coltivare una memoria scomoda, che tennteranno di infangare ad ogni passo, lo faremo consapevoli, purtroppo, di buttare sale sulle ferite aperte nei cuori di chi gli voleva bene, perché nessuno di noi fará mai un passo indietro nella lotta per difendere la dignitá che troppi sciacalli e indifferenti vogliono sottrargli.

Coltiveremo la sua memoria come infedeli di questa societá che ci vuole allineati e obbedienti, e che punisce, impaurita, assassinando chi non china la testa.

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In 10.000 per il diritto di esistere.

Per il diritto ad un Sistema di Educazione Proprio, il rispetto dell’Autonomia Territoriale e la fine degli attentati contro le comunità e i loro rappresentanti.

[Fonte Caoi] Giovedì 4 febbraio, insieme alle nostre autorità tradizionali locali e ai Consiglieri Maggiori CRIC, siamo più di diecimila indigeni ad essere arrivati fino a Popayán, centro amministrativo del dipartimento del Cuca, dopo un cammino durato vari giorni lungo la strada Panamericana, con l’obiettivo di stimolare un processo di concertazione con lo Stato colombiano.

Abbiamo camminato per diversi giorni con la volontà di diffondere il nostro messaggio di aiutare a risolvere l’Emergenza Territoriale ed Educativa, proclamata dalle autorità indigene nel 2007 e ratificata dalla Giunta Direttiva Regionale di Cabildos lo scorso 18 gennaio, durante la cui riunione si è presa la decisione di convocare il iministero di Educazione nazionale per esigere l’applicazione del diritto costituionale ad un’educazione differenziata, attraverso il Sistema Educativo Proprio, per cui il ministero si è già impegnato a compiere iniziative a tale scopo nell’agosto dell’anno passato.

Abbiamo attraversato montagne, sentieri e villaggi con il proposito di denunciare la decisione arbitraria dell’IGAC e dell’INCODER con la quale viene riattivata la sottrazione delle terre degli indigeni protette attraverso titoli coloniali, e per evitare che si commetta ancora questo tipo di saccheggio, realizzato dallo Stato colombiano per duecento anni dall’esistenza della Repubblica colombiana.

La Minga Indígena avanza per ripudiare l’attentato di cui è stato vittima il Consigliere Maggiore del CRIC, Álvaro Muñoz Anacona, e per ottenere dallo Stato colombiano le garanzie all’integrità personale, al diritto alla vita e alle libertà fondamentali delle comunità protagoniste di queste giornate di mobilitazione, unico nostro strumento per raggiungere lo sviluppo di politiche pubbliche a favore delle comunità indigene ed esigere l’applicazione dei diritti storici e costituzionali dei popoli indigeni del paese.
[…]

Affermiamo, in questa occasione, che in Colombia non c’è stata indipendenza e confermiano, davanti all’opinione pubblica, la nostra necessità alla garanzia del diritto alla vita e alla creazione di un sistema di educazione e salute proprio, domandando il rispetto dell’autonomia territoriale e dell’esercizio di un governo proprio. Esigiamo anche la cessazione da parte di gruppi armati, legali e illegali, degli scontri nei territori indigeni, delle minacce e delle aggressioni contro rappresentanti e comunità, reclamando allo Stato Nazionale la garanzia che i colpevoli dei fatti che attentano alla vita siano condannati, evitando che continui l’impunità.

Articolo completo sul sito di A SUD

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