Il FRANCOTIRATORE

spari sull'indifferenza

Zapata vive cabrones!!

San Cristóbal é differente da come, romanticamente, la immaginavo. La contraddizione dietro ogni angolo, pupazzetti e magliette di Marcos, ristoranti che espongono le icone dello Zapatismo riempiendo le tasche dei soliti ignoti, ma nemmeno troppo, ricchi. Per strada tanti indigeni, Tzozil, Tzeltal, che camminano fra la moltitudine di turisti fricchettoni, senza nemmeno essere notati. Cercano di vendere qualche prodotto, loro la gente “digna”, e finiscono per fare da elemento scenico alle vacanze dei turisti, spagnoli, italiani, olandesi e francesi… fortunatamente pochi gringos. Non riesco a farne una colpa a nessuno, molte di queste persone ha bisogno di mangiare, non ha un lavoro, spesso neanche una terra da coltivare. Leggi il seguito di questo post »

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Digna Radio 7.0, notizie e analisi dal Messico che lotta

Digna Radio 7  PIRATA – 23.07.2012

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Il prezzo del dissenso.

Cerco di fare quello che posso, nel mio piccolo spazio. Su di un blog non è semplice lavorare, perlomeno non lo è per me, ma quando ti senti bruciare dentro, queste pagine diventano le tue migliori amiche.
Oggi mi piacerebbe parlare di un altro uomo coraggioso, che ha scelto di vivere la sua vita nel paese che amo di più al mondo: il Messico.
Questa volta la proverbiale ospitalità messicana sembra essere venuta meno, cancellando tutto di un colpo la tradizione fatta di asili politici e accoglienza verso gli stranieri (non solo portatori di soldi)  propria di quella terra. Giovanni Proiettis è un giornalista italiano, che vive legalmente da quelle parti da circa 16 anni, lavora come professore ed è impegnato in un progetto di eco-turismo nella cittadina di Venustiano Carranza in Chiapas, le sue attività sembrano non essere particolarmente gradite a qualcuno, in particolar modo ad alcuni esponenti del PRD come il governatore Juán Sabines. Quattro mesi fa il governo fece un primo, timido tentativo di liberarsi di questa persona scomoda agli interessi di alcuni soggetti, decretando un espulsione dal paese per poi tornare sui suoi passi (con tanto di scuse e giustificazioni ridicole) una volta appurato che non era il caso di farla così “sporca”. Ma forse qualcuno ha continuato a fare pressioni, fino al punto in cui, alcuni giorni fa, le autorità dell’Istituto Nacional de Migracion, lo hanno praticamente sequestrato, privato dei propri diritti e senza nessun motivo imbarcato a forza su di un aereo diretto a Roma. Inutile l’ordinanza di un giudice di Tuxtla in favore del giornalista che ne impediva di fatto la deportazione, è arrivata alle autorità due ore dopo ce Gianni (così lo chiamano gli amici) era stato imbarcato sull’aereo.  L’ennesima ingiustizia è stata perpetrata nei confronti di un uomo “degno” che con il suo lavoro e il suo impegno ha dato voce agli oppressi (come l’intervista al padre del leader sindacale Mariano Abarca, assassinato nel novembre 2009, tanto scomoda alla multinazionale mineraria Blackfire Exploration), ma non possiamo voltarci dall’altra parte, disillusi o pigri, con il timore di non poter far niente, nel nostro piccolo spazio abbiamo il dovere morale di dare eco a quella moltitudine di voci di dissenso che non vogliono smettere di esistere.

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In 10.000 per il diritto di esistere.

Per il diritto ad un Sistema di Educazione Proprio, il rispetto dell’Autonomia Territoriale e la fine degli attentati contro le comunità e i loro rappresentanti.

[Fonte Caoi] Giovedì 4 febbraio, insieme alle nostre autorità tradizionali locali e ai Consiglieri Maggiori CRIC, siamo più di diecimila indigeni ad essere arrivati fino a Popayán, centro amministrativo del dipartimento del Cuca, dopo un cammino durato vari giorni lungo la strada Panamericana, con l’obiettivo di stimolare un processo di concertazione con lo Stato colombiano.

Abbiamo camminato per diversi giorni con la volontà di diffondere il nostro messaggio di aiutare a risolvere l’Emergenza Territoriale ed Educativa, proclamata dalle autorità indigene nel 2007 e ratificata dalla Giunta Direttiva Regionale di Cabildos lo scorso 18 gennaio, durante la cui riunione si è presa la decisione di convocare il iministero di Educazione nazionale per esigere l’applicazione del diritto costituionale ad un’educazione differenziata, attraverso il Sistema Educativo Proprio, per cui il ministero si è già impegnato a compiere iniziative a tale scopo nell’agosto dell’anno passato.

Abbiamo attraversato montagne, sentieri e villaggi con il proposito di denunciare la decisione arbitraria dell’IGAC e dell’INCODER con la quale viene riattivata la sottrazione delle terre degli indigeni protette attraverso titoli coloniali, e per evitare che si commetta ancora questo tipo di saccheggio, realizzato dallo Stato colombiano per duecento anni dall’esistenza della Repubblica colombiana.

La Minga Indígena avanza per ripudiare l’attentato di cui è stato vittima il Consigliere Maggiore del CRIC, Álvaro Muñoz Anacona, e per ottenere dallo Stato colombiano le garanzie all’integrità personale, al diritto alla vita e alle libertà fondamentali delle comunità protagoniste di queste giornate di mobilitazione, unico nostro strumento per raggiungere lo sviluppo di politiche pubbliche a favore delle comunità indigene ed esigere l’applicazione dei diritti storici e costituzionali dei popoli indigeni del paese.
[…]

Affermiamo, in questa occasione, che in Colombia non c’è stata indipendenza e confermiano, davanti all’opinione pubblica, la nostra necessità alla garanzia del diritto alla vita e alla creazione di un sistema di educazione e salute proprio, domandando il rispetto dell’autonomia territoriale e dell’esercizio di un governo proprio. Esigiamo anche la cessazione da parte di gruppi armati, legali e illegali, degli scontri nei territori indigeni, delle minacce e delle aggressioni contro rappresentanti e comunità, reclamando allo Stato Nazionale la garanzia che i colpevoli dei fatti che attentano alla vita siano condannati, evitando che continui l’impunità.

Articolo completo sul sito di A SUD

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