Il FRANCOTIRATORE

spari sull'indifferenza

Impunity


Questo è il trailer di un documentario che non vedremo mai proiettato nelle sale italiane. Una lente d’ingrandimento sull’epicentro del narcotraffico mondiale, i perchè e le verità occultate dai governi. Chiediamoci ancora una volta chi sia il vero nemico.

Archiviato in:Controinformazione, Dal Sud del Mondo, , , , , , ,

Le falsità di “Repubblica”- storia di un servilismo a tempo indeterminato.

In questo link, troviamo la dimostrazione di come la propaganda di regime riesca ad asservire qualsiasi quotidiano di una certa rilevanza (sicuramente non MORALE). Leggere il commento al lato del filmato (ovviamente non c’è firma dell’autore) dovrebbe suscitare in ogni persona capace di ragionare con il proprio cervello, e di informarsi, una profonda indignazione.

In primo luogo ritengo fazioso e opinabile, definire le FARC come gruppo terroristico, visto che ne l’ONU ne la stragrande maggioranza dei paesi dell’america latina li definisce tali. Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia sono un GRUPPO GUERRIGLIERO, anzi il più longevo gruppo guerrigliero del pianeta.

Al di la dell’opinione che ognuno di noi possa avere riguardo alla questione colombiana, credo che sia necessario perlomeno INFORMARSI, prima di esprimere una qualunque rispettabile opinione, qualcosa che vada oltre le dichiarazioni di una testata giornalistica che afferma che le famiglie che abitano le zone rurali della Colombia “in molti casi” sono costrette a dare un figlio alla guerriglia, che è qualcosa che ha lo stesso spirito del più famoso “..i comunisti mangiano i bambini.”

Qualsiasi persona capace di avere un etica pretenderebbe, da un quotidiano serio (cosa che sempre più evidentemente “Repubblica” NON è!), un analisi seria e approfondita su una questione del genere, qualcosa che ci spieghi perchè il 60% degli omicidi di sindacalisti nel mondo avviene in Colombia, del perchè la quasi totalità di questi non sembra avere colpevoli per la giustizia colombiana,  che si affretta invece a definire criminale e a trattarlo come tale, un dissidente come Manuel Olate Cèspedes. Appellandosi ad un dovere di informazione, che più che un obbligo sembra essere diventato un miraggio per gli organi di stampa, Repubblica dovrebbe uscire dal silenzio imposto e informare la gente su come, da troppo tempo, il governo colombiano opera in maniera illegale e repressiva nei confronti di un popolo dissanguato dalle multinazionali e dai sporchi affari nordamericani, non disdegnando operazioni militari come quella di Sucumbìos, attuate nella piena violazione di tutte le convenzioni internazionali che regolano i conflitti. Ma forse per questi sedicenti giornalisti è più semplice chinare la testa, partecipare a campagne di diffamazione come quelle che proclamano i rapporti fra le FARC e il narcotraffico (salvo poi tralasciare che il comandante della polizia giudiziaria Colombiana viene arrestato perchè trovato in possesso di 100 kg di cocaina), o evitare di spiegare perchè, dal 1964, una forza ribelle perseguitata dai governi filostatunitensi, isolata mediaticamente, senza risorse, riesca a sopravvivere e a continuare la propria lotta, ma lo capiamo benissimo che stride troppo ammettere che abbiano il supporto di quelle popolazioni delle zone rurali che il mondo civile vuole dimenticare troppo in fretta.
Ogni giorno è sempre più chiaro a tutti come, anche giornali come questo, abbiano l’unico compito di indirizzare i pensieri della gente verso posizioni “in linea” con il pensiero dominante.

Archiviato in:Controinformazione, Dal Sud del Mondo, Italietta, , , , , , , , , , , , , , , , , ,

In 10.000 per il diritto di esistere.

Per il diritto ad un Sistema di Educazione Proprio, il rispetto dell’Autonomia Territoriale e la fine degli attentati contro le comunità e i loro rappresentanti.

[Fonte Caoi] Giovedì 4 febbraio, insieme alle nostre autorità tradizionali locali e ai Consiglieri Maggiori CRIC, siamo più di diecimila indigeni ad essere arrivati fino a Popayán, centro amministrativo del dipartimento del Cuca, dopo un cammino durato vari giorni lungo la strada Panamericana, con l’obiettivo di stimolare un processo di concertazione con lo Stato colombiano.

Abbiamo camminato per diversi giorni con la volontà di diffondere il nostro messaggio di aiutare a risolvere l’Emergenza Territoriale ed Educativa, proclamata dalle autorità indigene nel 2007 e ratificata dalla Giunta Direttiva Regionale di Cabildos lo scorso 18 gennaio, durante la cui riunione si è presa la decisione di convocare il iministero di Educazione nazionale per esigere l’applicazione del diritto costituionale ad un’educazione differenziata, attraverso il Sistema Educativo Proprio, per cui il ministero si è già impegnato a compiere iniziative a tale scopo nell’agosto dell’anno passato.

Abbiamo attraversato montagne, sentieri e villaggi con il proposito di denunciare la decisione arbitraria dell’IGAC e dell’INCODER con la quale viene riattivata la sottrazione delle terre degli indigeni protette attraverso titoli coloniali, e per evitare che si commetta ancora questo tipo di saccheggio, realizzato dallo Stato colombiano per duecento anni dall’esistenza della Repubblica colombiana.

La Minga Indígena avanza per ripudiare l’attentato di cui è stato vittima il Consigliere Maggiore del CRIC, Álvaro Muñoz Anacona, e per ottenere dallo Stato colombiano le garanzie all’integrità personale, al diritto alla vita e alle libertà fondamentali delle comunità protagoniste di queste giornate di mobilitazione, unico nostro strumento per raggiungere lo sviluppo di politiche pubbliche a favore delle comunità indigene ed esigere l’applicazione dei diritti storici e costituzionali dei popoli indigeni del paese.
[…]

Affermiamo, in questa occasione, che in Colombia non c’è stata indipendenza e confermiano, davanti all’opinione pubblica, la nostra necessità alla garanzia del diritto alla vita e alla creazione di un sistema di educazione e salute proprio, domandando il rispetto dell’autonomia territoriale e dell’esercizio di un governo proprio. Esigiamo anche la cessazione da parte di gruppi armati, legali e illegali, degli scontri nei territori indigeni, delle minacce e delle aggressioni contro rappresentanti e comunità, reclamando allo Stato Nazionale la garanzia che i colpevoli dei fatti che attentano alla vita siano condannati, evitando che continui l’impunità.

Articolo completo sul sito di A SUD

Archiviato in:Dal Sud del Mondo, , , , , , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: