Il FRANCOTIRATORE

spari sull'indifferenza

Terrorismo: Uno sguardo alla verità.

Le immagini valgono più di mille parole, anche quando sono dure e forti come queste. La mio più grande desiderio è che mandi di traverso il pranzo a qualcuno, con un indigestione da realtà scomoda, con una crisi di coscienza definitiva. La notizia di moda in questi giorni (la morte di Osama Bin Laden) ci riporta inevitabilmente alle immagini dell’11 settembre 2001, ma ancora più forte torna la questione dello scontro fra Occidente e i suoi “nemici”.

Inauguro una sezione del blog apposita per la questione terrorismo, un percorso fatto da un giornalista serio (che infatti non lavora più in RAI) per Report di qualche anno fa. Da questa esperienza è nato un libro che ognuno di noi dovrebbe avere nella sua biblioteca, va bene anche fra “Topolino” e “Playboy”, o magari incastrato a forza fra i libri in cartone che qualche produttore di mobilia propone per riempire le librerie in finto mogano che vende. Il libro ha un titolo eloquente: “Perchè ci Odiano” e a Paolo Barnard va tutta la mia stima per il lavoro svolto all’insegna di un giornalismo serio e responsabile.

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Odio gli indifferenti.

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci 11 febbraio 1917

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